La diga e noi

Devo confessare che mai avrei pensato di scrivere sulla diga di Mosul. Fino a qualche tempo fa questa diga non era altro che uno dei tanti manufatti umani sparsi per il mondo. Ma d’improvviso tutti i riflettori si sono accesi su questa diga, riflettori soffusi, appena percettibili e poi, infine, trascurati.

Abituati come siamo a notizie sempre più drammatiche e intensamente emotive, il fatto che una ditta italiana vinca una gara d’appalto per consolidare una diga risulta essere una notizia di secondaria importanza. Ecco, proviamo a capire qualcosa di più su questo affare.

Innanzitutto, leggendo la pagina che Wikipedia dedica alla diga, ci accorgiamo che, dopo qualche sommaria informazione riguardo alle sue dimensioni, si parla subito della sua importanza strategica e se ne mettono in evidenza le criticità e pericolosità. Le successive informazioni che si recuperano su internet dimostrano che la questione è seria in quanto la diga che contiene 11 miliardi di metri cubi di acqua ha come fondamenta uno strato di gesso cristallino che è solubile in acqua e, col tempo, si sta letteralmente sciogliendo. E’ evidente che bisogna correre ai ripari perché a valle si erge la città di Mosul.

Di particolare interesse il fatto che la diga è stata conquistata dall’IS, tenuta per alcuni mesi,e poi ripresa dal governo iracheno, grazie all’intervento dei curdi (e soprattutto grazie ai raid aerei degli americani).

Ma colpisce che già dal 2011 c’era una gara per il consolidamento delle fondamenta della diga e solo ora, ben cinque anni dopo, si proceda ai lavori!

Ma ancora non è chiaro perché questa diga diventa interessante per noi.

E’ presto detto: chi vince la gara di appalto per il consolidamento? Una ditta di Cesena, La TREVI. Da quanto scritto sul sito aziendale, risulta che la firma del contratto con cui la Trevi spa si aggiudica l’appalto e riceve il mandato per l’inizio dei lavori, è il 2.3.2016.

Benissimo, fin qui. Anzi, c’è da essere orgogliosi che la “diga più pericolosa del mondo” venga consolidata da una ditta italiana.

Se non fosse che il fronte dell’IS si trova a soli 10 km dalla diga e, dunque, per garantire la sicurezza dei dipendenti della ditta (circa 450 tecnici, di cui circa 80 italiani), viene inviato in questi giorni un contingente di soldati italiani della Brigata Aeromobile “Friuli”. La partenza del contingente [composto da 130 militari (incluso un plotone di fanteria aeromobile del 66° reggimento Trieste) e 8 elicotteri (4 elicotteri NH-90 e 4 AW-129 Mangusta) del 7° reggimento Vega] si aggiunge alle forze già schierate nell’area e porterà, a regime, ad una forza complessiva di circa 450 militari italiani, che rimpiazzeranno gli americani attualmente presenti a protezione della diga. E che l’invio sia conseguente ai lavori per la diga, è stato lo stesso Renzi ad annunciarlo alla nazione durante la trasmissione “Porta a porta”!

Di particolare interesse sono gli elicotteri utilizzati: gli NH-90 TTH verranno utilizzati nel “Personnel Recovery”, recupero di militari o civili in zone di combattimento, le cosiddette “aree non permissive”, mentre i Mangusta sono notoriamente degli elicotteri da attacco leggeri.

Ma non finisce qui, perché la sicurezza del sito sarà garantita da alcuni contractors della britannica Pilgrims.

In ogni caso colpisce che per la protezione di circa 70 italiani venga attivato un dispositivo di protezione costosissimo: se il contratto complessivo per la manutenzione della diga è di circa 300 milioni di dollari che entreranno nelle casse della Trevi, la protezione sarà a carico dell’esercito e, infine, del contribuente. In più, conti alla mano, il contingente italiano schierato in Iran supererà a breve i 1300 militari schierati che, oltre agli elicotteri Mangusta, dispone già di droni Predator, Tornado IDS e veivoli (AAR) KC 767 per il rifornimento in volo oltre ai militari schierati ad Erbil (Operazione Prima Parthica).

Insomma, un ruolo che diventa sempre più “combat” per l’Italia … e dire che vorremmo una Italia impegnata per la pace! Già di per sè le cosiddette “missioni di pace” sono sempre molto equivoche, riguardo soprattutto alle regole di ingaggio …

Non ci resta che affidarci alla preghiera e chiedere al Signore che ci doni la sua pace!