Fuoco che divora

In questi giorni di vacanza in Calabria, malgrado la conoscenza della difficile realtà che vive questa regione, mai avrei immaginato di dover lottare con un incendio.
Non ho mai capito cosa possa passare per la testa di un piromane. Di certo, oltre a qualche disagio psicologico, si tratta di un vigliacco. Appiccare il fuoco e fuggire è un atto di codardia e vigliaccheria come pochi.
Nel pomeriggio ventoso e caldo di fine luglio bussano alla porta: “correte … c’è un incendio!”.

Attraverso un corridoio di erbe seccate al sole del meridione, ecco che alcuni secolari alberi di ulivo di quattro diversi proprietari prendono fuoco.

Incendio

Incredibile il comportamento dei Vigili del Fuoco: poiché gli alberi di ulivo sono difficli da spegnere, una volta accertato che il fuoco non avrebbe colpito case abitate, hanno fatto ritorno in caserma. Con altri tre volontari e con solo un tubo collegato al rubinetto di un’abitazione per oltre cinque ore abbiamo tentato l’impossibile: domare le fiamme. Tutto inutile. Non avevo mai tentato di spegnere un albero di ulivo (e spero di non doverlo rifare mai più): se è preso dal fuoco è votato alla distruzione completa. Spente le fiamme, basta un piccolo colpo di vento per farle riaccendere.
Ho provato un senso di impotenza mentre versavo secchi d’acqua negli incavi di tronchi pervasi dalle fiamme.
Ho provato un senso di pietà verso i colpevoli.
Nessuno conoscerà mai la loro identità, ma spero che il rimorso gli impedisca di ripetere una così ignobile azione.
Di certo non dimenticherò mai ciò che ho visto.